Gli Shaker

Pubblicato da Massimiliano La Torre il

Dove sia nato di preciso lo shaker come lo conosciamo oggi nessuno lo sa; quel che è certo che la fuori, nel Mondo, nella seconda metà dell’800 qualcuno i drink oltre a miscelarli, come si faceva fino ad allora, li scuoteva!

jerry thomas
IMMAGINE: ELABORAZIONE RITRATTO WWW.FREAKHAND.COM

Alcune fonti dicono che un locandiere, di cui non ci è pervenuto il nome, abbia combinato due bicchieri di diverse misure, pieni di ghiaccio e abbia cominciato a scuoterli solo per mostrarli e farli “suonare”, mentre altre dicono che uno scrittore del New York Times nel 1848 fece un articolo nel quale descriveva un barman che produceva un drink miscelato in una tazza di peltro.

Quel che è certo, perlomeno, è che il nome deriva dal verbo inglese TO SHAKE ovvero scuotere.

Il primo cenno ufficiale della nascita dello shaker risale al 24 dicembre 1872 quando William Harnett presentò la richiesta di licenza per fabbricare uno strumento che potesse miscelare 6 bevande contemporaneamente all`ufficio BREVETTI DI NEW YORK.

Il 24 giugno 1884 Edward Yoseph Hauck ottenne un brevetto per uno shaker per miscelare drink, da li nacque il primo COBBLER SHAKER detto anche Tradizionale o Continentale.

Al Franklin D. Rooseveltn Presidential Library and Museum di Londra è conservato lo shaker in argento con cui Roosevelt, allora presidente degli USA, si preparò il primo Martini dopo la fine del Proibizionismo, che avvenne alle ore 17:27 di martedì 5 dicembre 1933.

Anche per quanto riguarda la costruzione degli shaker la fantasia costruttiva non trova limiti, ci sono diversi tipi di shaker, da quelli più stravaganti, a forma di ananas, a quelli classici in tre pezzi; quelli che interessano a noi sono i 3 tipi più conosciuti ed utilizzati.

BOSTON SHAKER

Il BOSTON SHAKER, detto anche AMERICANO, è formato da due pezzi, uno inferiore fabbricato in acciaio inox o in alluminio ed uno superiore costituito da un bicchiere di vetro o plastica di circonferenza minore. una volta costruito il drink nel “bicchiere” del boston (che prende nome di boston glass) le due parti vengono incastrate tra di loro procedendo poi alla shakerata, che deve essere tanto più forte ed omogenea possibile. Possiamo trovare anche i boston “TIN ON TIN” ovvero uno shaker composto da entrambe le parti in alluminio o acciao inox; In entrambi i casi il risultato dovrà essere versato nel bicchiere di servizio avvalendosi di uno strainer affinchè il drink risulti sempre ben filtrato e liscio; qualora all’interno del nostro shaker siano stati inseriti frutta, botaniche o qualsiasi altro ingrediente solido è bene procedere ad un doppio filtraggio con l’aiuto di uno strainer e di un colino a maglie fini.

boston shaker

COBBLER SHAKER

COBBLER SHAKER detto anche TRADIZIONALE o CONTINENTALE, è il tipo di shaker che  brevettò nel 1884 E.J.HAUCK. Solitamente è costruito in acciaio, anche se il mercato di oggi annovera cobbler di ogni materiale, ed è composto da un tin principale all’interno del quale andremo a costruire il nostro drink, per poi chiuderlo con un coperchio che ha la caratteristica di avere una maglia traforata in sommità che funge da filtro durante la versata del drink; infine vi è il coperchio del nostro cobbler un tappo che ha la funzione di non far fuoriuscire prodotto durante la shakerata; raramente troviamo tappi graduati che possono fungere anche da misurino per gli ingredienti. Anche in questo caso l’azione del filtro “integrato” garantisce una buona trattenuta di ghiaccio durante la versata, ma nulla potrà in caso di presenza di ingredienti solidi, pertanto si dovrà nuovamente ricorrere all’aiuto di un colino a maglie fine ed effettuare un double strain.

shaker Boston

PARISIENNE

Infine troviamo il PARISIENNE, nome francese per indicare lo shaker formato da due parti metalliche di cui quella superiore aderirà alle pareti interni del tin principale, proprio quest’ultima parte ha la caratteristica di avere una circonferenza via via convergente, quasi a disegnare un tronco di cono, affinchè la velocità della shakerata venga ulteriormente rafforzata ogni qualvolta il drink arrivi nella zona di circonferenza minore; ciò determina un raffreddamento n nonostante la corsa del parisienne non sia altrettanto lunga comeotevole a parità di durata della shakerata e di corsa dello shaker. Anche il parisienne è sprovvisto di filtro, pertanto di eseguirà la versata seguendo i dettami dell’americano. Questo shaker è anche chiamato bullet o proiettile, per via della sua singolare silhouette.

shaker parisienne

La qualità dei materiali con cui vengono prodotti gli shaker è importantissima. il miglior acciaio utilizzabile è l’inox 18/10 lucidato, che ha la caratteristica di mantenere la sua forma nel tempo, nonostante gli sbalzi termici cui è sottoposto. Anche per gli shaker una attenta lettura all’etichetta di produzione ci aiuta a scegliere un prodotto qualitativamente valido; sconsiglio l’acquisto di shaker colorati che, seppur scenografici da vedere, spesso nascondono l’utilizzo di un acciaio di cattiva qualità. Italia e Giappone sono  tra i paesi che producono i migliori shaker e vantano caratteristiche di peso e di qualità di acciai non indifferenti. Gli shaker hanno diverse capacità, variano da 20 cl fino ad arrivare ad 1 litro, i più utilizzati sono quelli da 2535, e 50 cl.

Articolo preso dal blog Italianbartender.com

Autore: Michelangelo Tremolada


Condividi questo post